Piccola nota in ricordo di “Ferdinand” Gandini, Sturmann - L.A.H. (Milano 27/10/1925 - Anzio 21/08/2014). Ferdinando si arruolò volontario nelle Camicie Nere ad appena 16 anni per dare il suo contributo alla patria. La sua prima esperienza sul campo di battaglia è sul territorio albanese. Ferito, viene ricoverato e poi rimpatriato nell’estate del 1943. Dopo l’8 settembre, alla resa dell’Italia e al cambiamento di campo, da lui vissuto come un tradimento nei confronti dell’alleato germanico, entra nella Leibstandarte, il corpo d’élite dell’esercito tedesco. Per i suoi camerati e per la sua giovane età, diviene Ferdinand, la mascotte del reparto. Nella solidarietà dei camerati, nella loro amicizia e lealtà trovò la forza di andare avanti, di non mollare anche nelle situazioni estreme. Sentiva di doverlo a tutti quelli che, nel fuoco della battaglia, avevano affrontato il pericolo fino al sacrificio della propria vita. Tra questi l’Oberscharfuhrer Otto Lundius, che i commilitoni chiamavano “einer von millionen" (uno tra un milione) per la straordinaria forza di carattere, il coraggio, la calda umanità. Otto aveva adottato il giovane italiano, gli aveva fatto da guida e, sul fronte russo, salvata la vita a prezzo della propria. Anche dopo la scomparsa, la sua figura continuò a permeare la successiva esperienza di guerra di Ferdinando, quale riferimento spirituale e modello di  strenuo combattente. Ferdinand con grande abnegazione e tenacia, combatte sul fronte orientale nell’impietoso gelo dell’inverno russo, poi in Normandia per tamponare la valanga angloamericana. In seguito, partecipa all’offensiva delle Ardenne, dove salta con il suo blindato su una mina, e infine alla disperata difesa dei confini orientali fino alla sconfitta definitiva e alla resa della Leibstandarte in Austria, dopo una lotta estenuante. Ferdinando ha vissuto a Milano e chi lo ha conosciuto continua a ricordarlo come un eroe.Ruhe in Frieden.

Piccola nota in ricordo di “Ferdinand” Gandini, Sturmann - L.A.H. (Milano 27/10/1925 - Anzio 21/08/2014). Ferdinando si arruolò volontario nelle Camicie Nere ad appena 16 anni per dare il suo contributo alla patria. La sua prima esperienza sul campo di battaglia è sul territorio albanese. Ferito, viene ricoverato e poi rimpatriato nell’estate del 1943. Dopo l’8 settembre, alla resa dell’Italia e al cambiamento di campo, da lui vissuto come un tradimento nei confronti dell’alleato germanico, entra nella Leibstandarte, il corpo d’élite dell’esercito tedesco. Per i suoi camerati e per la sua giovane età, diviene Ferdinand, la mascotte del reparto. Nella solidarietà dei camerati, nella loro amicizia e lealtà trovò la forza di andare avanti, di non mollare anche nelle situazioni estreme. Sentiva di doverlo a tutti quelli che, nel fuoco della battaglia, avevano affrontato il pericolo fino al sacrificio della propria vita. Tra questi l’Oberscharfuhrer Otto Lundius, che i commilitoni chiamavano “einer von millionen" (uno tra un milione) per la straordinaria forza di carattere, il coraggio, la calda umanità. Otto aveva adottato il giovane italiano, gli aveva fatto da guida e, sul fronte russo, salvata la vita a prezzo della propria. Anche dopo la scomparsa, la sua figura continuò a permeare la successiva esperienza di guerra di Ferdinando, quale riferimento spirituale e modello di  strenuo combattente. Ferdinand con grande abnegazione e tenacia, combatte sul fronte orientale nell’impietoso gelo dell’inverno russo, poi in Normandia per tamponare la valanga angloamericana. In seguito, partecipa all’offensiva delle Ardenne, dove salta con il suo blindato su una mina, e infine alla disperata difesa dei confini orientali fino alla sconfitta definitiva e alla resa della Leibstandarte in Austria, dopo una lotta estenuante. 
Ferdinando ha vissuto a Milano e chi lo ha conosciuto continua a ricordarlo come un eroe.
Ruhe in Frieden.

Generaloberst Erhard Milch addressing a Stuka-staffel on a Norwegian airfield, 23 April 1940.

Generaloberst Erhard Milch addressing a Stuka-staffel on a Norwegian airfield, 23 April 1940.

The “Bandenkampfabzeichen” (Anti-Partisan badge)

The “Bandenkampfabzeichen” (Anti-Partisan badge)

Obersturmführer Helmuth Prasch with his sister. 
Note: he’s wearing his Anti-Partisan badge (Bandenkampfabzeichen).

Obersturmführer Helmuth Prasch with his sister. 

Note: he’s wearing his Anti-Partisan badge (Bandenkampfabzeichen).

Injured german soldiers on a hospital train, 1940.

Injured german soldiers on a hospital train, 1940.

The commander of U-552 Kapitänleutnant Erich Topp and the commander of U-567 Kapitänleutnant Engelbert Endraß, in the French port of Saint-Nazaire, 1941.

The commander of U-552 Kapitänleutnant Erich Topp and the commander of U-567 Kapitänleutnant Engelbert Endraß, in the French port of Saint-Nazaire, 1941.

Luftwaffe pilots in the Balkans.

Luftwaffe pilots in the Balkans.

DAK PoW. North Africa, 1942.

DAK PoW. North Africa, 1942.

American and British prisoners under the escort of a DAK Obergefreiter in Tunisia, 1943.

American and British prisoners under the escort of a DAK Obergefreiter in Tunisia, 1943.

Major Gustav Geiler with his dog Aga, 1940.

Major Gustav Geiler with his dog Aga, 1940.